Dio stà facendo una cosa nuova nella Sua Chiesa.

Dio sta facendo una cosa nuova nella sua chiesa

by David Wilkerson | December 15, 2003

 

 
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December 15, 2003

Quanto spesso avete sentito cristiani dire: “Dio sta facendo una cosa nuova nella sua chiesa”? La “cosa nuova” a cui si riferiscono potrebbe essere un risveglio, un’effusione, una visitazione o un movimento divino.

Quanto spesso avete sentito cristiani dire: “Dio sta facendo una cosa nuova nella sua chiesa”? La “cosa nuova” a cui si riferiscono potrebbe essere un risveglio, un’effusione, una visitazione o un movimento divino.

Eppure molto spesso, questa “nuova cosa” da parte di Dio muore presto. E una volta svanita, non la si trova più. In questo modo, dimostra di non essere affatto un movimento da parte di Dio. Infatti, dei sociologi cristiani hanno tracciato molte di queste cosiddette visitazioni. Hanno scoperto che in media durano cinque anni.

Personalmente, io credo che Dio stia facendo una cosa nuova nella sua chiesa, oggi. Tuttavia questa grande opera dello Spirito non la si può trovare in una singola locazione. Sta accadendo in tutto il mondo. E non devi andare lontano per contemplarla. Infatti, la “cosa nuova” di Dio potrebbe essere proprio nella tua chiesa.

Esiste un principio biblico che governa ogni vero movimento di Dio. Lo troviamo all’opera più e più volte, in entrambi i Testamenti. E si è dimostrato vero nel corso dei secoli della storia della chiesa. Il principio è questo: Dio non inizia una cosa nuova nella sua chiesa, fin quando non si è sbarazzato della vecchia. Come disse Gesù, Egli non può mettere del vino nuovo in otri vecchi.

Perché funziona così? Perché Dio ha una controversia con le cose vecchie nella sua chiesa. Vedete, in ogni nuova opera che compie, trascorrono solo poche generazioni prima che l’apatia e l’ipocrisia inizino a divampare. Ben presto il popolo di Dio diventa idolatra, ed il suo cuore si allontana. Alla fine, Dio sceglie di sorpassare l’opera vecchia nella sua chiesa. La abbandona completamente prima di introdurre la nuova.

Troviamo questo principio per la prima volta a Sciloh. Durante il tempo dei Giudici, Dio aveva stabilito un’opera sacra in quella città. Sciloh era il luogo dove sorgeva il santuario del Signore, il centro di tutta l’attività religiosa in Israele. Lo stesso nome Sciloh significa “ciò che appartiene al Signore”. Questo parla di cose che rappresentano Dio e rivelano la Sua natura e il Suo carattere. Sciloh era il luogo dove Dio parlava al suo popolo. Era lo stesso posto dove Samuele aveva sentito per la prima volta la voce di Dio, e dove il Signore gli aveva rivelato la Sua volontà.

Tuttavia, era Eli il sommo sacerdote di Sciloh, ed i suoi due figli erano ministri nel santuario. Eli ed i suoi figli erano pigri e sensuali, ed erano totalmente consumati dall’egocentrismo. Durante il loro ministero, avevano permesso ad un peccato grossolano di entrare nella casa di Dio. E ben presto, Sciloh era diventato corrotto. Ben presto il popolo di Dio fu ripieno di cupidigia, adulterio ed ipocrisia.

Infine, il Signore smise di parlare a Sciloh. In effetti, disse a Samuele: “Sciloh è diventata così corrotta, che non rappresenta più ciò che io sono. Questa casa non mi appartiene più. E non la sopporto più. Ho finito con essa”. Perciò il Signore tolse la sua presenza dal santuario. E scrisse “Ichabod” sulla porta, che significava: “La gloria del Signore si è dipartite”.

A quel punto, Sciloh era morta, senza più possibilità di redenzione. Non c’era speranza di rivivere la gloria passata, né speranza di riforma. Dio stava dicendo: “Ho abbandonato Sciloh alla carne, e me ne sto andando. Sto per far sorgere una casa completamente nuova”.

In che condizione deve trovarsi un popolo perché il Signore rimuova la sua presenza da esso? Considerate la scena a Sciloh: per anni nessuno era rimasto sulla breccia in quella società. Nessuno si era umiliato, né aveva gridato pentito: “Signore, non dipartirti da noi”.

Al contrario, Dio aveva visto solo un popolo indurito alla verità. Questi israeliti osservavano tutti i rituali religiosi e dicevano le cose giuste, ma in tutto ciò non c’era il cuore. Tutte le loro opere erano frutto della carne. Ed il sacerdozio non poteva più essere redento. Il sommo sacerdote Eli era diventato così cieco da non vedere il suo stesso allontanamento. Lui ed i suoi figli dovevano essere rimossi e basta.

Perciò il Signore si sbarazzò completamente del vecchio. Ed ancora una volta, fece sorgere una cosa completamente nuova. Dopo di ciò, il tempio di Gerusalemme divenne noto come “la casa del Signore”. E per un tempo, lì Dio parlò di nuovo al Suo popolo. La casa fu ripiena di preghiera, vi veniva predicata la Parola di Dio, ed il popolo faceva i sacrifici secondo i comandamenti di Dio. Il tempo di Gerusalemme rappresentava Dio, ed Egli vi manifestava la Sua presenza. Infatti, in un’occasione, la sua gloria riempì il tempio in maniera così potente che i sacerdoti non poterono più ministrare.

Ma alla fine anche quel ministero andò in decadimento. Ancora una volta ci fu corruzione in mezzo al popolo. Ed il tempio di Gerusalemme non rappresentò più Dio.

Questo ciclo contrassegna tutta la storia del popolo di Dio

Solo dopo poche generazioni, l’opera nuova di Dio degenerò nell’apatia e nell’ipocrisia. Perché? Quasi sempre, dipende dal fatto che i ministri si fanno guidare dalla carne. Quello zelo che aveva dato vita all’opera inizia a svanire. E nel corso del tempo, il ministero diventa un’istituzione umana. Si instaura una routine priva di vita. Leader una volta potenti si affidano solo alle organizzazioni e cercano di mantenere in vita il ministero con la carne.

Una volta, quegli stessi leader confidavano totalmente in Dio, ed Egli parlava loro. Ma ad un certo punto, hanno abbandonato il loro servizio per la politica. Ed ora, invece di ministrare, competono per il potere, per il prestigio ed i numeri. Purtroppo, il loro ministero è diventato un ricordo sfocato di ciò che Dio una volta aveva compiuto in mezzo a loro, con potenza e verità.

Il Signore rispose a questo genere di compromesso ai tempi di Geremia. Mandò il profeta alle porte del tempio per proclamare una parola devastante: “Così dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: Emendate le vostre vie e le vostre opere, e io vi farò abitare in questo luogo” (Geremia 7:3). Stava dicendo, in altre parole: “Quest’opera è diventata corrotta, ed ora la morte è alle porte. Ma c’è ancora tempo per salvare il salvabile. Non voglio andarmene. Io voglio rimanere con voi e muovermi in mezzo a voi. Ma perché ciò avvenga, dovete pentirvi. Dovete ritornare al vostro primo amore”.

Poi il Signore aggiunge: “Non ponete la vostra fiducia in parole ingannatrici, dicendo: “Questo è il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno!” (7:4). Dio aveva udito il suo popolo gridare: “Il Signore non può distruggere questo tempio. È una casa eterna. È la nostra storia, la tradizione alla quale siamo attaccati. Guardate questi edifici maestosi. Rimangono la testimonianza di Dio ad un popolo pagano. Dio non abbandonerà mai il posto in cui si è stabilito”.

Ma il Signore risponde: “Che ne dite delle vostre contaminazioni? Che ne dite del vostro adulterio incontrollato? Voi giurate falsamente, vi prostrate davanti agli idoli. Ed avete trasformato la mia casa in un covo di ladri. Vi ho mandato profeti ad avvertirvi, ma non avete prestato ascolto. Vi ho chiamati, ma non avete voluto rispondere”.

Ora Dio li istruisce: “Ma andate ora al mio luogo che era a Sciloh, dove avevo inizialmente posto il mio nome e vedete che cosa ne ho fatto a motivo della malvagità del mio popolo Israele” (7:12). Li esorta: “Venite, tutti voi pastori, anziani e sacerdoti. Prendete le vostre Bibbie e guardate come opero. Andate a vedere la mia casa a Sciloh. Avevo stabilito quella chiesa e vi avevo messo sopra il mio nome. Ma il popolo ha rifiutato i miei profeti. E si è affidato invece ai propri mezzi. Perciò ho completamente spazzato via il vecchio”.

“Ora sto per farlo di nuovo. Voi siete proprio come Sciloh. Avete permesso al peccato ed alla corruzione di entrare nella mia casa. Siete diventati così degenerati, da non rappresentarmi più. Guardatevi attorno: chi sta sulla breccia? Chi sta gridando con un cuore pentito? Vedo apatia e compromesso. La mia Parola vi avverte chiaramente che ho tolto la mia presenza da Sciloh. Ed ora me ne andrò anche da voi. Sto per rimuovere la mia gloria da mezzo a voi”.

“Io farò con questo tempio su cui è invocato il mio nome e in cui riponete la vostra fiducia, con questo luogo che ho dato a voi e ai vostri padri, come ho fatto a Sciloh; e vi scaccerò dalla mia presenza, come ho scacciato tutti i vostri fratelli, tutta la progenie di Efraim” (7:14-15). Ancora una volta, Dio stava dicendo: “Le cose vecchie sono finite, terminate. Non mi rappresentate più. Ora avrò un popolo che mi rappresenta al mondo per quello che sono. Ho in mente una cosa completamente nuova”.

Il Signore finisce con questa dichiarazione: “Perciò non intercedere per questo popolo non innalzare per loro alcun grido o preghiera e non insistere presso di me, perché non ti esaudirò” (7:16). Stava dicendo: “Non vi affannate a pregare per questa vecchia opera. È morta e sepolta, e non c’è speranza di ravvivarla”.

Cristo andò al tempio con un invito e un avvertimento

Gesù andò nell’ultimo tempio ed invitò tutti ad andare sotto le sue ali misericordiose di protezione. Egli chiamò i ciechi, i malati, i lebbrosi, i poveri, i perduti, chiunque – a venire e trovare guarigione e perdono. Ma la folla religiosa rifiutò la sua offerta. Perciò Cristo testimoniò di loro: “Voi non avete voluto” (Matteo 23:37).

Mentre leggo queste parole, mi sorge una domanda: qui nel Nuovo Testamento, Dio avrebbe agito con un’opera vecchia così come aveva fatto nell’Antico Testamento? L’avrebbe abbandonata per far sorgere una nuova? Avrebbe cacciato via chi avrebbe rigettato le sue offerte di grazia, misericordia e risveglio?

Sì, l’avrebbe fatto. Gesù rispose a quelli che lo rifiutavano dicendo: “Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta” (23:38). Stava dicendo loro: “Questo tempio è oggi la vostra casa, non la mia. Io me ne sto andando. E vi lascio ciò che avete sprecato e desolato”.

Poi aggiunge: “Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (23:39). Stava dichiarando loro: “La mia gloria non è più su quest’opera vecchia. Io l’ho rigettata. Ed il resto della vostra vita religiosa si svolgerà senza la presenza di Dio. Anch’io lascio quest’opera vecchia alla carne. I vostri pastori non saranno più uomini spirituali, ma ministri della carne”.

I discepoli non potevano credere alle parole di Gesù. Insistettero: “Maestro, guarda la magnificenza del tempio, la sua superba struttura. Considera la sua storia, i secoli di tradizione. Non potrà andare in rovina. Stai forse dicendo che tutto questo finirà?”. Gesù rispose: “Sì, è tutto finito. Quest’opera vecchia è finite. È morta e sepolta ai miei occhi. Sto per fare una cosa nuova”.

Pensate un po’: l’Incarnazione della misericordia e della grazia stava dicendo: “Quest’opera vecchia non è più mia. Ora la lascerò completamente desolata. Non ha assolutamente alcuna speranza di essere ravvivata”. Poi Gesù iniziò la Pentecoste, l’inizio di una cosa nuova. Stava per far nascere una nuova chiesa, non una replica della vecchia. E l’avrebbe fatta nuova di zecca sin dalle fondamenta. Sarebbe stata una chiesa di nuovi sacerdoti, un popolo nato di nuovo in Lui.

Nel frattempo, l’opera vecchia continuava a trascinarsi avanti. Folle continuavano ad andare al tempio per osservare i loro rituali morti. I pastori continuavano a rubare ai poveri, gli adulteri continuavano a peccare, e la gente continuava ad affondare nell’idolatria. Ogni giorno, l’opera vecchia continuava ad inaridirsi ed indebolire sempre di più. Perché, vi chiederete? Non vi era più la presenza di Dio.

Ciò ci porta alla chiesa attuale. Voglio farvi una domanda: ciò che vedete nella chiesa oggi rappresenta chi è Gesù? Considerate tutte le denominazioni ed i movimenti, tutto ciò che viene associato al nome di Cristo. Ciò che vediamo è veramente la chiesa trionfante, la sposa senza macchia di Cristo? Rivela ad un mondo perduto la vera natura di Dio? È questo il meglio che lo Spirito di Dio riesce a produrre in questi ultimi giorni?

Oppure la chiesa moderna, visibile, è diventata una cosa vecchia? È diventata corrotta, traballante e sul punto di essere sostituita da una opera nuova? In breve, Dio farà un cambiamento un’ultima volta prima del ritorno di Gesù? Abbandonerà ciò che è diventato corrotto, e farà sorgere una chiesa finale e gloriosa?

Sì, credo di sì. Isaia ci dice: “Ecco, le cose di prima sono avvenute e ora vi annuncio cose nuove; io ve le faccio conoscere prima che germoglino” (Isaia 42:9).

La chiesa oggi è partita con una gloria che nessun’altra generazione ha visto.

La chiesa come la conosciamo oggi ha iniziato con il pentimento. Quando Pietro predicò la Croce a Pentecoste, migliaia di persone vennero a Cristo. Questa nuova chiesa era composta di un corpo, fatto di ogni razza, ripieno di amore l’uno per l’altro. La sua vita corporativa era stata contrassegnata dall’evangelismo, uno spirito di sacrificio, persino il martirio.

Questo meraviglioso inizio riflette le parole di Dio a Geremia: “Eppure ti avevo piantato come una nobile vigna tutta della migliore qualità” (Geremia 2:21). Eppure le parole successive del Signore descrivono ciò che spesso accade a tali opere: “Come dunque ti sei cambiata nei miei confronti in tralci degeneri di vigna straniera?” (2:21). Dio stava dicendo: “Vi ho piantato bene. Voi eravate miei, portavate il mio nome e la mia natura. Ma ora siete diventati degenerati”.

Cosa provoca questa degenerazione nella chiesa? È sempre stato così, e continuerà ad esserlo: l’idolatria. Dio sta parlando di idolatria quando dice a Geremia: “Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria perciò che non giova a nulla” (2:11). L’idolatria desolò Sciloh, desolò il tempio ed ha corrotto la chiesa oggi. C’è sempre l’idolatria quando Dio lascia una cosa vecchia per iniziarne una nuova.

In Ezechiele 14, alcuni anziani vennero al profeta per interrogare il Signore. Volevano sapere: “Cosa dice Dio al suo popolo oggi?”. Ma il Signore disse ad Ezechiele: “Figlio d’uomo, questi uomini hanno eretto i loro idoli nel loro cuore e hanno posto davanti a sé l’intoppo che li fa cadere nell’iniquità. Mi lascerò dunque consultare da costoro?” (Ezechiele 14:3). Stava dicendo, in altre parole: “Sono venuti qui come se mi stessero cercando veramente. Ma stavano nascondendo idoli malvagi nei loro cuori. Perché dovrei risponderli?”.

La maggior parte degli insegnamenti cristiani oggi identifica un idolo come qualcosa che si interpone fra Dio e il suo popolo. È ciò che lo attrae lontano da Lui. Tuttavia, si tratta di una descrizione parziale dell’idolatria. Dopo tutto, gli anziani che andarono da Ezechiele non erano trattenuti dai loro idoli. L’idolatria ha a che fare con un problema ben più profondo. La verità è che l’idolatria può divampare nella casa di Dio pur rimanendo totalmente nascosta. A questo si riferiva il Signore quando disse che questi anziani avevano “un intoppo davanti a sé che li faceva cadere nell’iniquità” (14:3). L’intoppo è una falsa dottrina che giustifica un idolo. Ed acceca il popolo di Dio, impedendogli di vedere il suo peccato.

È esattamente questo, ciò che accade nella chiesa oggi. L’idolo numero uno fra il popolo di Dio non è l’adulterio, la pornografia o l’alcol. È una concupiscenza ancora più potente. Qual è questo idolo? È un’ambizione irrefrenabile per il successo. Ed ha persino una dottrina che la giustifica.

L’idolatria del successo ha catturato molti nella casa di Dio oggi. Queste persone sono giuste, moralmente a posto, piene di buone opere. Ma hanno innalzato un idolo di ambizione nel loro cuore, e non riescono a liberarsene.

Tragicamente, era questo lo stesso spirito che si nascondeva dietro Baal e Molech: prosperare ed avere successo. Ed oggi questo spirito ha corrotto l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo. Si presenta come uno spirito di benedizione, ma è una perversione della benedizione che Dio intende per la sua chiesa. Ed ha fatto naufragare la fede di milioni di persone.

Questo spirito ha anche il segno del post-modernismo. Uno dei principi del post-modernismo è che la comunità ti conferisce lo scopo ed il valore. Per dirla in parole povere, il tuo successo e la tua accettazione vengono misurati con gli standard del mondo. Come risultato, molti cristiani misurano quanto valgono in base alla loro carriera, ai loro possedimenti, al loro conto in banca.

Ora la teologia del post-modernismo sta invadendo i responsabili di chiesa. Pastori ed evangelisti stanno credendo alla bugia che i loro membri determinano quanto hanno successo. Per questo il successo nella chiesa oggi è relativo ad un’affluenza massiccia, a grandi costruzioni e ad un guadagno cospicuo. Per questo i ministri sono spinti a guidare loro e le loro congregazioni a raggiungere queste cose.

Io vi dico: non è questa la chiesa che Gesù Cristo sta tornando a prendere come sua sposa. Questa istituzione post-moderna, materialistica, guidata dalla carne è diventata vecchia e corrotta. Ed è nelle grinfie della morte in questo momento.

Molti giovani pastori in tutto il mondo lo percepiscono. Sono stati nutriti con le cose vecchie, con queste lotte interne e le quisquilie. E non vogliono più averci niente a che fare. Hanno rifiutato la corsa alla grandezza e alla notorietà. Al contrario, stanno ritornando alla centralità di Cristo, alla ricerca di Dio, alla fame della verità. E sentono che nell’aria c’è un’opera nuova.

Qual è la cosa nuova che Dio sta compiendo nella sua chiesa?

“Ecco, le cose di prima sono avvenute e ora vi annuncio cose nuove; io ve le faccio conoscere prima che germoglino” (Isaia 42:9). Dio sta per fare una cosa nuova. E quest’opera nuova sarà gloriosa, e farà sì che il Suo popolo Lo lodi come non ha mai fatto prima: “Cantate all’Eterno un cantico nuovo, la sua lode dalle estremità della terra, o voi che scendete in mare, e ciò che esso contiene, le isole e i loro abitanti” (42:10). Dio ci sta dicendo: “Che il mio popolo in tutto il mondo canti le mie lodi. Lasciatemi udire un nuovo canto dalle estremità del mare, da popoli in tutte le nazioni, da tutte le estremità della terra”.

Sappiamo che in questi ultimi giorni Satana si sta scatenando sulla terra con una rabbia furiosa (vedi Apocalisse 12:12). È molto arrabbiato perché sa che ha poco tempo a disposizione. E sta per mandare un diluvio di iniquità nella chiesa. Ma Dio dichiara: “Che il mio popolo sappia che sta arrivando il Leone di Giuda, con tutta la potestà del cielo. Il Redentore sta tornando da Sion!”.

Non pensate neanche per un istante che Dio permetterà a Satana di prendere il controllo della sua chiesa e di perseguitare i suoi figli. Le porte dell’inferno non prevarranno contro il corpo di Cristo. Ed io credo che il Signore in questo momento stia per ritornare a Sion per visitare il suo popolo.

Proprio come fece con Sodoma, il Signore sta venendo per purificare. E questo tempo di purificazione inizierà dalla sua chiesa. Proprio in questo momento, il Signore sta per iniziare a bruciare la pula nella sua casa. E sta per compiere una cosa nuova. La Scrittura ci dice: “L’Eterno avanzerà come un eroe, ecciterà il suo ardore come un guerriero; manderà un grido, sì, un grido lacerante trionferà sui suoi nemici” (Isaia 42:13).

Perché Gesù tornerà con un grido così potente? E quale sarà il suo grido? Lui griderà per la gelosia del suo popolo. Vedete, il nostro Signore in questo momento è geloso della sua chiesa. Ed ecco il suo grido di gelosia: “Per lungo tempo sono stato in silenzio, ho taciuto, mi sono contenuto; ma ora griderò come una donna che ha le doglie di parto, respirerò affannosamente e sbufferò insieme” (42:14).

Che significa tutto questo? Perché Gesù griderebbe come una donna in travaglio? Il Signore ci dice che sta per dare alla luce qualcosa di nuovo. Mentre Satana impazza, ingannando moltitudini di persone, Dio sta dicendo al suo popolo: “Sta per nascere una cosa nuova e sacra, sotto gli occhi di Satana. Si tratta di una chiesa che lui non potrà ingannare. È la chiesa prevaricante che è senza macchia né ruga”.

Fino a questo momento, il Signore è stato in silenzio. Ha trattenuto la sua rabbia mentre false dottrine, falsi profeti e lupi travestiti da agnello hanno fatto naufragare moltitudini di persone nel corpo di Cristo. Ma ora Dio sta facendo conoscere la sua voce. Ci sta dicendo:

“I pastori hanno trasformato la mia casa in un covo d’iniquità. Ma sono stato in silenzio. I predicatori materialistici hanno corrotto la mia chiesa in tutto il mondo con dottrine abominevoli. Ma sono stato in silenzio. Sono stato zitto mentre mega-chiese hanno rimosso l’offesa della Croce dalla loro congregazione. Sono rimasto in silenzio mentre pastori compiacenti hanno permesso a commedianti ed intrattenitori di portare la leggerezza e la frivolezza nella mia santa dimora.

“Ma basta! Ora sono stanco. E sto per scendere nella mia casa, per purificarla prima di ritornare a prendere la mia sposa. State attenti, perché sto venendo da voi con una santa gelosia. E sto per distruggere tutte queste false dottrine. Manderò in fallimento ogni ladro ed ogni predone che è salito sul mio pulpito. Ho inaridito tutte le loro risorse ed ho seccato tutti i loro fiumi di soldi”.

“Devasterò monti e colli e farò seccare tutte le piante verdi; ridurrò i fiumi in isole e asciugherò gli stagni… Volgeranno le spalle pieni di vergogna quelli che confidano nelle immagini scolpite e dicono alle immagini fuse: “Voi siete i nostri dèi!” (Isaia 42:15, 17).

Carissimi, questa è la cosa nuova che Dio sta facendo nella sua chiesa. Sta dicendo: “Distruggerò e divorerò ogni ministro di carne, egoismo e materialismo. E sto per far sorgere pastori secondo il mio cuore, servi fedeli che mi conoscono. Distruggerò ogni falso evangelo, e confonderò e svergognerò ogni falso insegnante.

“Ma non dimenticherò quei milioni di persone sincere che sono stati delusi dai falsi insegnamenti. Non lo sapevano. Ed ora udranno il mio puro evangelo. Quando lo sentiranno, si pentiranno e si vergogneranno del vangelo squallido e frivolo, che li ha allontanati. Sto per portarli alla verità”.

“Farò camminare i ciechi per una via che non conoscevano e li condurrò per sentieri sconosciuti; cambierò davanti a loro le tenebre in luce e i luoghi tortuosi in pianura. Queste cose farò per loro e non li abbandonerò” (42:16).

Che promessa incredibile. Capiamo adesso come mai Isaia profetizzò: “Il deserto e le sue città elevino la loro voce… Esultino gli abitanti di Sela, mandino grida dalla cima dei monti. Diano gloria all’Eterno, proclamino la sua lode nelle isole” (42:11-12).

Caro fratello, Dio sta per fare una cosa nuova. Egli sta chiamando il suo popolo ancora una volta per dimenticare ogni idolo e stabilirsi sulla Roccia, Gesù Cristo. Vi esorto, siate pronti ad ubbidire al suo grido: “Che gli abitanti della Roccia cantino!”.

Eppure molto spesso, questa “nuova cosa” da parte di Dio muore presto. E una volta svanita, non la si trova più. In questo modo, dimostra di non essere affatto un movimento da parte di Dio. Infatti, dei sociologi cristiani hanno tracciato molte di queste cosiddette visitazioni. Hanno scoperto che in media durano cinque anni.

Personalmente, io credo che Dio stia facendo una cosa nuova nella sua chiesa, oggi. Tuttavia questa grande opera dello Spirito non la si può trovare in una singola locazione. Sta accadendo in tutto il mondo. E non devi andare lontano per contemplarla. Infatti, la “cosa nuova” di Dio potrebbe essere proprio nella tua chiesa.

Esiste un principio biblico che governa ogni vero movimento di Dio. Lo troviamo all’opera più e più volte, in entrambi i Testamenti. E si è dimostrato vero nel corso dei secoli della storia della chiesa. Il principio è questo: Dio non inizia una cosa nuova nella sua chiesa, fin quando non si è sbarazzato della vecchia. Come disse Gesù, Egli non può mettere del vino nuovo in otri vecchi.

Perché funziona così? Perché Dio ha una controversia con le cose vecchie nella sua chiesa. Vedete, in ogni nuova opera che compie, trascorrono solo poche generazioni prima che l’apatia e l’ipocrisia inizino a divampare. Ben presto il popolo di Dio diventa idolatra, ed il suo cuore si allontana. Alla fine, Dio sceglie di sorpassare l’opera vecchia nella sua chiesa. La abbandona completamente prima di introdurre la nuova.

Troviamo questo principio per la prima volta a Sciloh. Durante il tempo dei Giudici, Dio aveva stabilito un’opera sacra in quella città. Sciloh era il luogo dove sorgeva il santuario del Signore, il centro di tutta l’attività religiosa in Israele. Lo stesso nome Sciloh significa “ciò che appartiene al Signore”. Questo parla di cose che rappresentano Dio e rivelano la Sua natura e il Suo carattere. Sciloh era il luogo dove Dio parlava al suo popolo. Era lo stesso posto dove Samuele aveva sentito per la prima volta la voce di Dio, e dove il Signore gli aveva rivelato la Sua volontà.

Tuttavia, era Eli il sommo sacerdote di Sciloh, ed i suoi due figli erano ministri nel santuario. Eli ed i suoi figli erano pigri e sensuali, ed erano totalmente consumati dall’egocentrismo. Durante il loro ministero, avevano permesso ad un peccato grossolano di entrare nella casa di Dio. E ben presto, Sciloh era diventato corrotto. Ben presto il popolo di Dio fu ripieno di cupidigia, adulterio ed ipocrisia.

Infine, il Signore smise di parlare a Sciloh. In effetti, disse a Samuele: “Sciloh è diventata così corrotta, che non rappresenta più ciò che io sono. Questa casa non mi appartiene più. E non la sopporto più. Ho finito con essa”. Perciò il Signore tolse la sua presenza dal santuario. E scrisse “Ichabod” sulla porta, che significava: “La gloria del Signore si è dipartite”.

A quel punto, Sciloh era morta, senza più possibilità di redenzione. Non c’era speranza di rivivere la gloria passata, né speranza di riforma. Dio stava dicendo: “Ho abbandonato Sciloh alla carne, e me ne sto andando. Sto per far sorgere una casa completamente nuova”.

In che condizione deve trovarsi un popolo perché il Signore rimuova la sua presenza da esso? Considerate la scena a Sciloh: per anni nessuno era rimasto sulla breccia in quella società. Nessuno si era umiliato, né aveva gridato pentito: “Signore, non dipartirti da noi”.

Al contrario, Dio aveva visto solo un popolo indurito alla verità. Questi israeliti osservavano tutti i rituali religiosi e dicevano le cose giuste, ma in tutto ciò non c’era il cuore. Tutte le loro opere erano frutto della carne. Ed il sacerdozio non poteva più essere redento. Il sommo sacerdote Eli era diventato così cieco da non vedere il suo stesso allontanamento. Lui ed i suoi figli dovevano essere rimossi e basta.

Perciò il Signore si sbarazzò completamente del vecchio. Ed ancora una volta, fece sorgere una cosa completamente nuova. Dopo di ciò, il tempio di Gerusalemme divenne noto come “la casa del Signore”. E per un tempo, lì Dio parlò di nuovo al Suo popolo. La casa fu ripiena di preghiera, vi veniva predicata la Parola di Dio, ed il popolo faceva i sacrifici secondo i comandamenti di Dio. Il tempo di Gerusalemme rappresentava Dio, ed Egli vi manifestava la Sua presenza. Infatti, in un’occasione, la sua gloria riempì il tempio in maniera così potente che i sacerdoti non poterono più ministrare.

Ma alla fine anche quel ministero andò in decadimento. Ancora una volta ci fu corruzione in mezzo al popolo. Ed il tempio di Gerusalemme non rappresentò più Dio.

Questo ciclo contrassegna tutta la storia del popolo di Dio

Solo dopo poche generazioni, l’opera nuova di Dio degenerò nell’apatia e nell’ipocrisia. Perché? Quasi sempre, dipende dal fatto che i ministri si fanno guidare dalla carne. Quello zelo che aveva dato vita all’opera inizia a svanire. E nel corso del tempo, il ministero diventa un’istituzione umana. Si instaura una routine priva di vita. Leader una volta potenti si affidano solo alle organizzazioni e cercano di mantenere in vita il ministero con la carne.

Una volta, quegli stessi leader confidavano totalmente in Dio, ed Egli parlava loro. Ma ad un certo punto, hanno abbandonato il loro servizio per la politica. Ed ora, invece di ministrare, competono per il potere, per il prestigio ed i numeri. Purtroppo, il loro ministero è diventato un ricordo sfocato di ciò che Dio una volta aveva compiuto in mezzo a loro, con potenza e verità.

Il Signore rispose a questo genere di compromesso ai tempi di Geremia. Mandò il profeta alle porte del tempio per proclamare una parola devastante: “Così dice l’Eterno degli eserciti, il DIO d’Israele: Emendate le vostre vie e le vostre opere, e io vi farò abitare in questo luogo” (Geremia 7:3). Stava dicendo, in altre parole: “Quest’opera è diventata corrotta, ed ora la morte è alle porte. Ma c’è ancora tempo per salvare il salvabile. Non voglio andarmene. Io voglio rimanere con voi e muovermi in mezzo a voi. Ma perché ciò avvenga, dovete pentirvi. Dovete ritornare al vostro primo amore”.

Poi il Signore aggiunge: “Non ponete la vostra fiducia in parole ingannatrici, dicendo: “Questo è il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno, il tempio dell’Eterno!” (7:4). Dio aveva udito il suo popolo gridare: “Il Signore non può distruggere questo tempio. È una casa eterna. È la nostra storia, la tradizione alla quale siamo attaccati. Guardate questi edifici maestosi. Rimangono la testimonianza di Dio ad un popolo pagano. Dio non abbandonerà mai il posto in cui si è stabilito”.

Ma il Signore risponde: “Che ne dite delle vostre contaminazioni? Che ne dite del vostro adulterio incontrollato? Voi giurate falsamente, vi prostrate davanti agli idoli. Ed avete trasformato la mia casa in un covo di ladri. Vi ho mandato profeti ad avvertirvi, ma non avete prestato ascolto. Vi ho chiamati, ma non avete voluto rispondere”.

Ora Dio li istruisce: “Ma andate ora al mio luogo che era a Sciloh, dove avevo inizialmente posto il mio nome e vedete che cosa ne ho fatto a motivo della malvagità del mio popolo Israele” (7:12). Li esorta: “Venite, tutti voi pastori, anziani e sacerdoti. Prendete le vostre Bibbie e guardate come opero. Andate a vedere la mia casa a Sciloh. Avevo stabilito quella chiesa e vi avevo messo sopra il mio nome. Ma il popolo ha rifiutato i miei profeti. E si è affidato invece ai propri mezzi. Perciò ho completamente spazzato via il vecchio”.

“Ora sto per farlo di nuovo. Voi siete proprio come Sciloh. Avete permesso al peccato ed alla corruzione di entrare nella mia casa. Siete diventati così degenerati, da non rappresentarmi più. Guardatevi attorno: chi sta sulla breccia? Chi sta gridando con un cuore pentito? Vedo apatia e compromesso. La mia Parola vi avverte chiaramente che ho tolto la mia presenza da Sciloh. Ed ora me ne andrò anche da voi. Sto per rimuovere la mia gloria da mezzo a voi”.

“Io farò con questo tempio su cui è invocato il mio nome e in cui riponete la vostra fiducia, con questo luogo che ho dato a voi e ai vostri padri, come ho fatto a Sciloh; e vi scaccerò dalla mia presenza, come ho scacciato tutti i vostri fratelli, tutta la progenie di Efraim” (7:14-15). Ancora una volta, Dio stava dicendo: “Le cose vecchie sono finite, terminate. Non mi rappresentate più. Ora avrò un popolo che mi rappresenta al mondo per quello che sono. Ho in mente una cosa completamente nuova”.

Il Signore finisce con questa dichiarazione: “Perciò non intercedere per questo popolo non innalzare per loro alcun grido o preghiera e non insistere presso di me, perché non ti esaudirò” (7:16). Stava dicendo: “Non vi affannate a pregare per questa vecchia opera. È morta e sepolta, e non c’è speranza di ravvivarla”.

Cristo andò al tempio con un invito e un avvertimento

Gesù andò nell’ultimo tempio ed invitò tutti ad andare sotto le sue ali misericordiose di protezione. Egli chiamò i ciechi, i malati, i lebbrosi, i poveri, i perduti, chiunque – a venire e trovare guarigione e perdono. Ma la folla religiosa rifiutò la sua offerta. Perciò Cristo testimoniò di loro: “Voi non avete voluto” (Matteo 23:37).

Mentre leggo queste parole, mi sorge una domanda: qui nel Nuovo Testamento, Dio avrebbe agito con un’opera vecchia così come aveva fatto nell’Antico Testamento? L’avrebbe abbandonata per far sorgere una nuova? Avrebbe cacciato via chi avrebbe rigettato le sue offerte di grazia, misericordia e risveglio?

Sì, l’avrebbe fatto. Gesù rispose a quelli che lo rifiutavano dicendo: “Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta” (23:38). Stava dicendo loro: “Questo tempio è oggi la vostra casa, non la mia. Io me ne sto andando. E vi lascio ciò che avete sprecato e desolato”.

Poi aggiunge: “Poiché io vi dico, che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (23:39). Stava dichiarando loro: “La mia gloria non è più su quest’opera vecchia. Io l’ho rigettata. Ed il resto della vostra vita religiosa si svolgerà senza la presenza di Dio. Anch’io lascio quest’opera vecchia alla carne. I vostri pastori non saranno più uomini spirituali, ma ministri della carne”.

I discepoli non potevano credere alle parole di Gesù. Insistettero: “Maestro, guarda la magnificenza del tempio, la sua superba struttura. Considera la sua storia, i secoli di tradizione. Non potrà andare in rovina. Stai forse dicendo che tutto questo finirà?”. Gesù rispose: “Sì, è tutto finito. Quest’opera vecchia è finite. È morta e sepolta ai miei occhi. Sto per fare una cosa nuova”.

Pensate un po’: l’Incarnazione della misericordia e della grazia stava dicendo: “Quest’opera vecchia non è più mia. Ora la lascerò completamente desolata. Non ha assolutamente alcuna speranza di essere ravvivata”. Poi Gesù iniziò la Pentecoste, l’inizio di una cosa nuova. Stava per far nascere una nuova chiesa, non una replica della vecchia. E l’avrebbe fatta nuova di zecca sin dalle fondamenta. Sarebbe stata una chiesa di nuovi sacerdoti, un popolo nato di nuovo in Lui.

Nel frattempo, l’opera vecchia continuava a trascinarsi avanti. Folle continuavano ad andare al tempio per osservare i loro rituali morti. I pastori continuavano a rubare ai poveri, gli adulteri continuavano a peccare, e la gente continuava ad affondare nell’idolatria. Ogni giorno, l’opera vecchia continuava ad inaridirsi ed indebolire sempre di più. Perché, vi chiederete? Non vi era più la presenza di Dio.

Ciò ci porta alla chiesa attuale. Voglio farvi una domanda: ciò che vedete nella chiesa oggi rappresenta chi è Gesù? Considerate tutte le denominazioni ed i movimenti, tutto ciò che viene associato al nome di Cristo. Ciò che vediamo è veramente la chiesa trionfante, la sposa senza macchia di Cristo? Rivela ad un mondo perduto la vera natura di Dio? È questo il meglio che lo Spirito di Dio riesce a produrre in questi ultimi giorni?

Oppure la chiesa moderna, visibile, è diventata una cosa vecchia? È diventata corrotta, traballante e sul punto di essere sostituita da una opera nuova? In breve, Dio farà un cambiamento un’ultima volta prima del ritorno di Gesù? Abbandonerà ciò che è diventato corrotto, e farà sorgere una chiesa finale e gloriosa?

Sì, credo di sì. Isaia ci dice: “Ecco, le cose di prima sono avvenute e ora vi annuncio cose nuove; io ve le faccio conoscere prima che germoglino” (Isaia 42:9).

La chiesa oggi è partita con una gloria che nessun’altra generazione ha visto.

La chiesa come la conosciamo oggi ha iniziato con il pentimento. Quando Pietro predicò la Croce a Pentecoste, migliaia di persone vennero a Cristo. Questa nuova chiesa era composta di un corpo, fatto di ogni razza, ripieno di amore l’uno per l’altro. La sua vita corporativa era stata contrassegnata dall’evangelismo, uno spirito di sacrificio, persino il martirio.

Questo meraviglioso inizio riflette le parole di Dio a Geremia: “Eppure ti avevo piantato come una nobile vigna tutta della migliore qualità” (Geremia 2:21). Eppure le parole successive del Signore descrivono ciò che spesso accade a tali opere: “Come dunque ti sei cambiata nei miei confronti in tralci degeneri di vigna straniera?” (2:21). Dio stava dicendo: “Vi ho piantato bene. Voi eravate miei, portavate il mio nome e la mia natura. Ma ora siete diventati degenerati”.

Cosa provoca questa degenerazione nella chiesa? È sempre stato così, e continuerà ad esserlo: l’idolatria. Dio sta parlando di idolatria quando dice a Geremia: “Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria perciò che non giova a nulla” (2:11). L’idolatria desolò Sciloh, desolò il tempio ed ha corrotto la chiesa oggi. C’è sempre l’idolatria quando Dio lascia una cosa vecchia per iniziarne una nuova.

In Ezechiele 14, alcuni anziani vennero al profeta per interrogare il Signore. Volevano sapere: “Cosa dice Dio al suo popolo oggi?”. Ma il Signore disse ad Ezechiele: “Figlio d’uomo, questi uomini hanno eretto i loro idoli nel loro cuore e hanno posto davanti a sé l’intoppo che li fa cadere nell’iniquità. Mi lascerò dunque consultare da costoro?” (Ezechiele 14:3). Stava dicendo, in altre parole: “Sono venuti qui come se mi stessero cercando veramente. Ma stavano nascondendo idoli malvagi nei loro cuori. Perché dovrei risponderli?”.

La maggior parte degli insegnamenti cristiani oggi identifica un idolo come qualcosa che si interpone fra Dio e il suo popolo. È ciò che lo attrae lontano da Lui. Tuttavia, si tratta di una descrizione parziale dell’idolatria. Dopo tutto, gli anziani che andarono da Ezechiele non erano trattenuti dai loro idoli. L’idolatria ha a che fare con un problema ben più profondo. La verità è che l’idolatria può divampare nella casa di Dio pur rimanendo totalmente nascosta. A questo si riferiva il Signore quando disse che questi anziani avevano “un intoppo davanti a sé che li faceva cadere nell’iniquità” (14:3). L’intoppo è una falsa dottrina che giustifica un idolo. Ed acceca il popolo di Dio, impedendogli di vedere il suo peccato.

È esattamente questo, ciò che accade nella chiesa oggi. L’idolo numero uno fra il popolo di Dio non è l’adulterio, la pornografia o l’alcol. È una concupiscenza ancora più potente. Qual è questo idolo? È un’ambizione irrefrenabile per il successo. Ed ha persino una dottrina che la giustifica.

L’idolatria del successo ha catturato molti nella casa di Dio oggi. Queste persone sono giuste, moralmente a posto, piene di buone opere. Ma hanno innalzato un idolo di ambizione nel loro cuore, e non riescono a liberarsene.

Tragicamente, era questo lo stesso spirito che si nascondeva dietro Baal e Molech: prosperare ed avere successo. Ed oggi questo spirito ha corrotto l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo. Si presenta come uno spirito di benedizione, ma è una perversione della benedizione che Dio intende per la sua chiesa. Ed ha fatto naufragare la fede di milioni di persone.

Questo spirito ha anche il segno del post-modernismo. Uno dei principi del post-modernismo è che la comunità ti conferisce lo scopo ed il valore. Per dirla in parole povere, il tuo successo e la tua accettazione vengono misurati con gli standard del mondo. Come risultato, molti cristiani misurano quanto valgono in base alla loro carriera, ai loro possedimenti, al loro conto in banca.

Ora la teologia del post-modernismo sta invadendo i responsabili di chiesa. Pastori ed evangelisti stanno credendo alla bugia che i loro membri determinano quanto hanno successo. Per questo il successo nella chiesa oggi è relativo ad un’affluenza massiccia, a grandi costruzioni e ad un guadagno cospicuo. Per questo i ministri sono spinti a guidare loro e le loro congregazioni a raggiungere queste cose.

Io vi dico: non è questa la chiesa che Gesù Cristo sta tornando a prendere come sua sposa. Questa istituzione post-moderna, materialistica, guidata dalla carne è diventata vecchia e corrotta. Ed è nelle grinfie della morte in questo momento.

Molti giovani pastori in tutto il mondo lo percepiscono. Sono stati nutriti con le cose vecchie, con queste lotte interne e le quisquilie. E non vogliono più averci niente a che fare. Hanno rifiutato la corsa alla grandezza e alla notorietà. Al contrario, stanno ritornando alla centralità di Cristo, alla ricerca di Dio, alla fame della verità. E sentono che nell’aria c’è un’opera nuova.

Qual è la cosa nuova che Dio sta compiendo nella sua chiesa?

“Ecco, le cose di prima sono avvenute e ora vi annuncio cose nuove; io ve le faccio conoscere prima che germoglino” (Isaia 42:9). Dio sta per fare una cosa nuova. E quest’opera nuova sarà gloriosa, e farà sì che il Suo popolo Lo lodi come non ha mai fatto prima: “Cantate all’Eterno un cantico nuovo, la sua lode dalle estremità della terra, o voi che scendete in mare, e ciò che esso contiene, le isole e i loro abitanti” (42:10). Dio ci sta dicendo: “Che il mio popolo in tutto il mondo canti le mie lodi. Lasciatemi udire un nuovo canto dalle estremità del mare, da popoli in tutte le nazioni, da tutte le estremità della terra”.

Sappiamo che in questi ultimi giorni Satana si sta scatenando sulla terra con una rabbia furiosa (vedi Apocalisse 12:12). È molto arrabbiato perché sa che ha poco tempo a disposizione. E sta per mandare un diluvio di iniquità nella chiesa. Ma Dio dichiara: “Che il mio popolo sappia che sta arrivando il Leone di Giuda, con tutta la potestà del cielo. Il Redentore sta tornando da Sion!”.

Non pensate neanche per un istante che Dio permetterà a Satana di prendere il controllo della sua chiesa e di perseguitare i suoi figli. Le porte dell’inferno non prevarranno contro il corpo di Cristo. Ed io credo che il Signore in questo momento stia per ritornare a Sion per visitare il suo popolo.

Proprio come fece con Sodoma, il Signore sta venendo per purificare. E questo tempo di purificazione inizierà dalla sua chiesa. Proprio in questo momento, il Signore sta per iniziare a bruciare la pula nella sua casa. E sta per compiere una cosa nuova. La Scrittura ci dice: “L’Eterno avanzerà come un eroe, ecciterà il suo ardore come un guerriero; manderà un grido, sì, un grido lacerante trionferà sui suoi nemici” (Isaia 42:13).

Perché Gesù tornerà con un grido così potente? E quale sarà il suo grido? Lui griderà per la gelosia del suo popolo. Vedete, il nostro Signore in questo momento è geloso della sua chiesa. Ed ecco il suo grido di gelosia: “Per lungo tempo sono stato in silenzio, ho taciuto, mi sono contenuto; ma ora griderò come una donna che ha le doglie di parto, respirerò affannosamente e sbufferò insieme” (42:14).

Che significa tutto questo? Perché Gesù griderebbe come una donna in travaglio? Il Signore ci dice che sta per dare alla luce qualcosa di nuovo. Mentre Satana impazza, ingannando moltitudini di persone, Dio sta dicendo al suo popolo: “Sta per nascere una cosa nuova e sacra, sotto gli occhi di Satana. Si tratta di una chiesa che lui non potrà ingannare. È la chiesa prevaricante che è senza macchia né ruga”.

Fino a questo momento, il Signore è stato in silenzio. Ha trattenuto la sua rabbia mentre false dottrine, falsi profeti e lupi travestiti da agnello hanno fatto naufragare moltitudini di persone nel corpo di Cristo. Ma ora Dio sta facendo conoscere la sua voce. Ci sta dicendo:

“I pastori hanno trasformato la mia casa in un covo d’iniquità. Ma sono stato in silenzio. I predicatori materialistici hanno corrotto la mia chiesa in tutto il mondo con dottrine abominevoli. Ma sono stato in silenzio. Sono stato zitto mentre mega-chiese hanno rimosso l’offesa della Croce dalla loro congregazione. Sono rimasto in silenzio mentre pastori compiacenti hanno permesso a commedianti ed intrattenitori di portare la leggerezza e la frivolezza nella mia santa dimora.

“Ma basta! Ora sono stanco. E sto per scendere nella mia casa, per purificarla prima di ritornare a prendere la mia sposa. State attenti, perché sto venendo da voi con una santa gelosia. E sto per distruggere tutte queste false dottrine. Manderò in fallimento ogni ladro ed ogni predone che è salito sul mio pulpito. Ho inaridito tutte le loro risorse ed ho seccato tutti i loro fiumi di soldi”.

“Devasterò monti e colli e farò seccare tutte le piante verdi; ridurrò i fiumi in isole e asciugherò gli stagni… Volgeranno le spalle pieni di vergogna quelli che confidano nelle immagini scolpite e dicono alle immagini fuse: “Voi siete i nostri dèi!” (Isaia 42:15, 17).

Carissimi, questa è la cosa nuova che Dio sta facendo nella sua chiesa. Sta dicendo: “Distruggerò e divorerò ogni ministro di carne, egoismo e materialismo. E sto per far sorgere pastori secondo il mio cuore, servi fedeli che mi conoscono. Distruggerò ogni falso evangelo, e confonderò e svergognerò ogni falso insegnante.

“Ma non dimenticherò quei milioni di persone sincere che sono stati delusi dai falsi insegnamenti. Non lo sapevano. Ed ora udranno il mio puro evangelo. Quando lo sentiranno, si pentiranno e si vergogneranno del vangelo squallido e frivolo, che li ha allontanati. Sto per portarli alla verità”.

“Farò camminare i ciechi per una via che non conoscevano e li condurrò per sentieri sconosciuti; cambierò davanti a loro le tenebre in luce e i luoghi tortuosi in pianura. Queste cose farò per loro e non li abbandonerò” (42:16).

Che promessa incredibile. Capiamo adesso come mai Isaia profetizzò: “Il deserto e le sue città elevino la loro voce… Esultino gli abitanti di Sela, mandino grida dalla cima dei monti. Diano gloria all’Eterno, proclamino la sua lode nelle isole” (42:11-12).

Caro fratello, Dio sta per fare una cosa nuova. Egli sta chiamando il suo popolo ancora una volta per dimenticare ogni idolo e stabilirsi sulla Roccia, Gesù Cristo. Vi esorto, siate pronti ad ubbidire al suo grido: “Che gli abitanti della Roccia cantino!”.

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